Superleague: futuro o follia?

Il 19 Aprile potrebbe segnare l’inizio della fine del calcio come lo conosciamo. I grandi club europei sono pronti a dichiarare guerra alle secolari istituzioni che gestiscono da sempre le competizioni professionistiche creando una Superleague da 20 squadre, 15 delle quali con posto fisso nella competizione. Ad ora 12 club hanno annunciato il loro sostegno al progetto: 6 inglesi (Man United, Man City, Liverpool, Arsenal, Tottenham, Chelsea), 3 italiani (Juventus, Inter, Milan) e 3 spagnoli (Real Madrid, Barcellona, Atletico Madrid). La Storia è costellata di giuste rivoluzioni degli oppressi, affamati e derisi per l’ozio di pochi, molto più raro è vederne nascere una in seno agli stessi oppressori. Ma si sa tutto può cambiare osservando le cose da un angolo appena diverso, ed è per questo che cercheremo di comprendere anche le ragioni dei ricchi-ribelli prima di gridare allo scandalo.


PRO

1) il futuro, se tale, è inarrestabile.

Un cambiamento è quanto mai necessario. Le cause che motivano quest’ultimo non sono solo economiche ma anche per così dire storiche. Il nostro Mondo non è lo stesso di 10 anni fa, è in continuo divenire e spesso va tanto veloce da non essere immediatamente riconoscibile. È necessario allora sforzarsi per essere continuamente al passo con i tempi. La tensione è evidentemente un allargamento al di fuori dei propri confini, una visione che abbracci ogni terra dimenticando campanilismi e realtà ristrette. Se questo è un primo passo doloroso verso il futuro sarà inarrestabile. La Superleague potrebbe diventare presto una serie A delle competizioni europee, chissà, forse anche mondiali, seguita da altre leghe minori con lo stesso format. Dopo un momento di giusto assestamento è ovvio che dovrebbe esserci un’apertura a promozioni e retrocessioni per rendere il tutto agonisticamente sensato, il passo non è affatto così arduo.

2) lo spettacolo.

Le venti squadre più forti del Mondo che si sfidano ogni settimana è qualcosa che non abbiamo mai visto. Qualcuno potrà dire che è l’attesa delle grandi sfide a renderle tali ma la verità è che sono i valori in campo a regalare spettacolo. Dieci partite di altissimo livello ogni 7 giorni consegnerebbero nuovo abbrivio al movimento calcistico rendendolo definitivo padrone della scena sportiva mondiale. Questo potrebbe essere l’inizio di un calcio davvero globale, con l’arrivo di nuovi appassionati da Paesi ancora lontani dal gioco che amiamo. Cina, India, Stati Uniti, Sud Est Asiatico sono mercati dalle potenzialità smisurate ed ancora inesplorati. La Superleague andrebbe incontro alle loro richieste. Basti vedere com’è cresciuta l’NBA negli ultimi 30 anni conquistando inesorabilmente il Mondo intero.

3) il vile denaro che tutti rincorriamo

In un momento di crisi economica dovuta alla pandemia questa Superlega porterebbe facili introiti nelle casse dei club, prosciugate dai nuovi ingaggi monstre dei top player e dalla chiusura degli stadi. L’unione fa la forza e combattere tra noi Europei per conquistare mercati emergenti indebolisce tutti. Il format della Champions è superato e la maggior parte delle partite del girone sono già scritte o assolutamente inutili. Non prendiamoci in giro, chi di voi ha guardato Ferencvaros-Dinamo Kiev? La Superleague garantirebbe subito un investimento di 6 miliardi grazie a investitori statunitensi (tra tutti JP Morgan) vicini a Florentino Perez. La Champions muove 1,5 miliardi e il passo in avanti sarebbe non solo considerevole ma addirittura incredibile.

(Agnelli e Perez, ideatori della Lega)


4) i migliori sono già d’accordo.

Le squadre che hanno sposato il progetto sono le più ricche, blasonate e storiche, con l’unica resistenza del Bayern Monaco, BVB e PSG. Se il tutto dovesse andare avanti credete che queste tre resisteranno molto? La Superleague può anche fare a meno di questi tre club, mentre la Champions non può privarsi di ben 12 società tra le quali le prime 3 della classe (Real Madrid, Milan, Liverpool). Infine i grandi campioni amano le sfide e questa sarebbe l’occasione per essere sempre, finalmente, motivati a dare il massimo.


Nonostante tutti questi pro non si può negare, come il punto di vista di chi ha gridato allo scandalo, alla vergogna, al tradimento dei tifosi, non sia poi così tanto nel torto. Ecco perché vi elenchiamo di seguito quelli che sembrano essere i contro, scevri da campanilismi di ogni sorta.


CONTRO

1) La carenza di competitività.

La possibilità di avere 15 squadre fisse e 5 in ingresso per meriti, asseconda un tipo di calcio pigro, stanco dell’eccessiva competizione e mette al riparo da figuracce club storici, come Milan, Manchester United, che negli ultimi anni hanno fallito la qualificazione alla massima competizione europea. Giocando però sempre quelle squadre, in due gironi, stile NBA, non può che far scemare il livello. Quello che si rimprovera alle italiane in Champions è il giocare a ritmi lenti, ma con un girone a punti, sarà più facile gestire le partite con il classico “pullman e ripartenze”, perché la possibilità di segnare in contropiede e la non necessità di segnare immediatamente porteranno ad un gioco più conservativo. Inoltre, tutto quello che diventa consuetudine non è più sano. Così giocare sempre contro le stesse avversarie, anche se di livello, non può che livellare verso il basso la qualità perché ci si abituerà alle caratteristiche degli avversari e mancherà il fattore sorpresa.

2) Consuetudine.

Il fattore sorpresa, appunto, rende incredibilmente affascinante la Champions e l’Europa League. Poter vedere l’Atalanta, il Villareal, ai quarti, semifinali; o vedere il Porto primeggiare, raccontano l’imprevedibilità dello sport e la sua bellezza. Avere una stasi, non permettere di poter giocare contro team che in un’annata sono meritevoli, non fa altro che rifuggire la dinamicità che in questi tempi moderni è un diktat.

3) Mancanza di meritocrazia.

Se l’Inter, il Milan o Tottenham, non si sono qualificate per le edizioni di Champions degli ultimi anni un motivo ci sarà, non lo hanno meritato sul campo. Ma la comodità di avere sempre un posto assicurato non premia né lo spettacolo, né allena i calciatori, ormai consci di poter essere premiati ugualmente dalla loro storia. Ma siamo sicuri che poi il discriminante sia la storia e non i milioni? Il City che storia ha? La Juventus, quante Coppe dei Campioni può vantare per ritenersi più meritevole di una squadra come il Porto o un’Atalanta stessa, con la quale, per giunta, perde spesso? Le 5 squadre extra, con quale criterio verranno scelte?

4) Calendario sovraffollato.

Con l’inserimento di un turno infrasettimanale per questa competizione, ritenuta centrale per lo sviluppo futuro del calcio, le squadre daranno priorità a questa competizione e per evitare infortuni, snobberanno gli impegni nazionali. I giocatori sono già falcidiati da problemi fisici dovuti al troppo impegno, inserire un altro torneo, non farà altro che aumentare la possibilità di gravi danni alla loro salute.

5) Campionati nazionali falsati.

Senza la volontà di qualificarsi alla Champions, che senso avrà competere nel campionato nazionale, una volta perso di mira l’obiettivo scudetto? Le squadre perderanno interesse e lo spettacolo verrà enormemente ridimensionato.

6) Paradosso

Le squadre della Superleague vi accedono per storia, ma quella stessa storia è quella che rinnegano defilandosi dalla Champions League, una delle competizioni più affascinanti del mondo. Sembra che più che storia, sia l’avidità e la fame di potere di alcuni presidenti anche nostrani, non nuovi a scelte capotiche fatte passare per sensazionali colpi di genio.

7) Format.

Un tabellone a punti fa perdere il tono e l’epicità della competizione ad eliminazione diretta, dando una proiezione sul lungo termine e maggiore possibilità di errore…questo sicuramente non è allenante.

8) Calciomercato.

Un calciatore emergente, dove dovrebbe accasarsi? Un Mbappé siamo convinti andrebbe al Real per giocare una competizione improvvisata, piuttosto che giocare nelle epiche notti di Champions? Dall’altra parte però i giocatori meno ambiziosi, per competere in Europa, magari sceglieranno di accasarsi alle squadre di Superleague pur di evitare di non giocare in ambito internazionale.

9) Il calcio del popolo.

Questo gioco è riuscito nell'impresa di avvicinare culture lontanissime, addirittura popoli in guerra e deve continuare a tendere verso l'equità e pari opportunità. Le elite non hanno alcun di diritto di negare i sogni ai più deboli. A riprova dell'importanza di questo basti pensare alla FA Cup, una delle competizioni più affascinanti proprio per la sua enorme base di partenza e le continue sorprese che ogni anno emozionano i tifosi di tutto il Mondo.

(Il Nottingham Forrest, campione d'Europa per due anni di fila... cosa ci saremmo persi)



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