LA DEMOCRAZIA CORINZIANA

Aggiornamento: 27 ott 2020

Il contesto

È il 1964, il Mondo è diviso in due blocchi, l’utopia comunista sovietica e la visione turbocapitalista nordamericana battagliano sanguinosamente in ogni angolo del globo in attesa d’un unico vincitore. In Sudamerica la partita è decisamente agguerrita, soprattutto nello sconfinato Brasile. Il Paese amazzonico è troppo importante, geograficamente ed economicamente, per non essere terreno di scontro tra le due superpotenze, ed infatti, non appena Goulart, di evidenti ispirazioni socialiste, diviene Presidente, l’aquila a stelle e strisce inizia a sorvolare sempre più minacciosa il territorio verdeoro. Goulart, nazionalizzate le compagnie petrolifere e rafforzati i sindacati, rimarrà presto solo, abbandonato anche dall’amico Mao Tse-tung: le forze militari americane che circondano il Brasile fanno troppa paura. Mentre il maresciallo Castelo Branco entra indisturbato nelle stanze del potere, un bambino, che ha nel nome il suo destino, è intento a studiare seguendo la massima ciceroniana abbracciata da suo padre Raimundo, autodidatta, forzato ad abbandonare la scuola a 7 anni, "cultura animi philosophia est". L'amore per la sapienza è l'unica strada per coltivare il proprio spirito, l'indipendenza e la dignità, esattamente come fossero dei campi incolti. Quel *menino magrão dallo sguardo vispo e penetrante non lo dimenticherà mai, diverrà medico, ma il suo talento ed amore smodati per il Fútbol lo porteranno altrove. Il suo nome è Socratés e presto lui e i suoi compagni di squadra insegneranno ai Brasiliani che la Democrazia è ancora possibile. Questa è la storia d’una rivoluzione o forse d’un atto di fede, questo è il coraggio della Democracia Corinthiana.

Il club

Lo Sport Club Corinthians Paulista nasce nel 1910 con il chiaro intento di dare finalmente una voce al proletariato in un calcio dominato dalla borghesia inglese. Ma come spesso avviene in Sudamerica le contraddizioni, anche manifeste, non sono ritenute rilevanti; i fondatori della squadra scelsero infatti il loro nome proprio poiché innamoratisi d’una selezione inglese in tournée a San Paolo: il Corinthian Football Club. Questi a loro volta, su suggerimento del loro portiere Mister Swepstone, si ispirarono ad un gruppo di nobili di inizio ‘800 che con tale pseudonimo si dedicava allo sport con temerario sprezzo del pericolo. Ma perché proprio il nome degli abitanti dell’antica città greca di Corinto? Già ai tempi di Shakespeare ‘Corinthian’ era sinonimo di ‘lad of mettle’ uomo di carattere, d’ardimento, ma anche di ‘rakish’ libertino, dissoluto. Per gli Inglesi, come dimostra la loro storia, la libertà è sempre sinonimo di carattere, e gli antichi Corinzi erano famosi proprio per questo loro essere sui generis, dediti alle ricchezze e soprattutto alla libertà dei costumi. Basti pensare alla lettera attribuita a Paolo di Tarso, in cui il Santo ammonisce la suddetta comunità cittadina, dissoluta e sfrenata, cercando di riportarla ai valori cristiani della morigeratezza. Non a caso secondo la leggenda a fondare la polis nel Peloponneso fu Sisifo, ancora oggi l’esempio perfetto del ribelle. Nel caos delle passioni latinoamericane tutto alla fine trova una sua logica, seppure contorta, e la squadra di San Paolo come il mitico eroe greco si ergerà a paladina della rivolta.

I protagonisti

Nel 1982 la squadra paulista è nel pieno d’una crisi di vittorie. A dire il vero o Time do Povo (la squadra del popolo) non ha mai vinto un titolo nazionale e non lo vincerà sino al 1990. La situazione societaria è traballante e cambia improvvisamente quando Waldemar Pires, uomo di ampie vedute, diviene presidente e sceglie come allenatore Mário Travaglini ex tecnico della nazionale olimpica. Il mister però troverà lo spogliatoio già controllato da tre giocatori: *o doutor, Wladimir e Walter Casagrande. Il trio ha in mente un esperimento straordinario e mai tentato prima. Sulla falsa riga dell’autogestione dei gentlemen inglesi che disprezzavano in campo la presenza aliena dell’arbitro, loro, fratelli, rigetteranno in panchina la figura del comandante. Ogni decisione sarà del gruppo, sarà presa in comunità e secondo l’antica usanza greca del voto eguale. Un chiaro smacco alla situazione politica del paese, che troverà il sostegno di altre figure eminenti nel panorama nazionale, come i cantanti Rita Lee e Boni, sempre in prima linea nella battaglia per la liberazione. Molti saranno i dissidenti che graviteranno intorno alla squadra, si formerà addirittura il cosiddetto ‘conselho de notáis’ (consiglio dei notabili) nel quale si decideranno strategie d’azione e si alimenterà quotidianamente il sogno democratico. I grandi giocatori avevano dunque lo stesso peso del magazziniere o del terzo portiere in ogni decisione, dalla scelta della formazione titolare a quella del menù prima della partita; come lo definisce lo stesso Socratés “l’elogio e il rispetto dell’essere umano in quanto tale”. I ragazzi della Democracia sposano inoltre l’anima profonda della loro cultura calcistica: l’estro del Fútbol bailado. Una squadra tanto armoniosa ed allegra non avrà più eguali nella storia del calcio carioca, ove tuttora se ne parla con nostalgia. O doutor dialogando con suoi tifosi, affamati di vittorie, chiedeva sempre di saper attendere, poiché il loro era uno stile che necessitava di calma e ragione, del cosiddetto ‘toca do bola’. E difatti presto iniziarono ad incantare, abbattendo ogni scetticismo e riuscendo a conquistare l’agguerrito campionato Paulista. L’anima della squadra si comprende perfettamente in un aneddoto: prima di scendere in campo per la finale del torneo contro il San Paolo, favorito dal pronostico, Wladimir inizia a canticchiare tra sé e sé *'andá com fé eu vou, que a fé não costuma faiá’ (vado con la fede, poiché la fede non sbaglia), famosa canzone di Gilberto Gil, scritta deliberatamente nel portoghese popolare del nord-ovest. In un nonnulla il ritmo diviene contagioso e tutta la squadra intona le stesse note e parole, preparandosi a divenire un’unica cosa anche sul rettangolo verde.

“Vincere è bello, ma vincere qui è ancora più bello, perdere è duro, ma perdere qui fa meno male” questo il mantra dei ragazzi ribelli. Questa coesione trafigge i Brasiliani tanto quanto la citazione ideata dal pubblicitario Washington Olivetto ‘Democracia Corinthiana’ mostrata fieramente sulla maglia. Ma non sarà questa l’unica provocazione al regime e la sola lezione ad un popolo spaesato. Il Corinthians scenderà in campo più e più volte mostrando slogan in favore della libertà e giustizia, facendo luce sulla fragilità d'una dittatura ormai consunta. Leggendarie rimangono ‘ganhar ou perder, mas sempre com democracia’ (vincere o perdere, ma sempre con democrazia) e ‘dia 15 vote’ (vota il giorno 15) per invogliare i concittadini al voto nelle elezioni municipali e statali. La folle creatura dei ragazzi paulisti si dissolverà nell’84 ad un anno dalle prime elezioni nazionali democratiche. Prima però vinceranno nuovamente il campionato statale e sfioreranno la vittoria del mitico Brasileirão, fermandosi in semifinale. Ma a queste condizioni, quando l’obbiettivo primario è salvare la tua gente, ‘ser campeão è detalhe’ (essere campioni è solo un dettaglio), quello che conta davvero è sempre e solo la libertà del tuo popolo.


*soprannome di Socratés (ragazzino magro)

*altro soprannome di Socratés, dottore in medicina

*https://www.youtube.com/watch?v=MxPsWzSh6Lg

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