Il Milan torna grande?

Da inizio 2020 ad ora stiamo assistendo attoniti ad una cavalcata trionfale dei rossoneri, che ai tifosi più nostalgici fa venire in mente bei vecchi tempi andati: 57 punti su 25 partite disputate nell’anno solare 2020, una qualificazione all’Europa league centrata nonostante i tre turni preliminari giocati a ridosso della fine della stagione passata e primo posto in classifica nel nuovo campionato, a pieni punti.

Si poteva pensare che questa striscia positiva stesse continuando per via della modestia degli avversari incontrati sono ad ora (Bologna, Crotone e Spezia), nonostante proprio contro le piccole si celino le più grandi insidie, ma il derby di Milano è venuto in soccorso ai più scettici: il Milan c’è, è squadra, è tecnica, è velocità e coraggio. Cosa è cambiato dallo sciagurato 2019 a questo proficuo 2020? Sicuramente Ibrahimovic ha dato una mano inattesa, a 39 anni compiuti vola ancora in aria con le sue tecniche di taekwondo ad arpionare palloni improponibili e a segnare gol fondamentali, nonché ad incitare i compagni. Essere leader vuol dire indirizzare una cerchia di persone verso un fine comune, sapendo che quel fine è l’unico possibile e così anche quando non si gioca bene, tutti concorrono al perseguimento del risultato tirando fuori il meglio. Questo è stato l’apporto più importante portato in dote da Ibra, ma non bisogna trascurare l’egregio lavoro di mister Pioli, che molto spesso passa sotto silenzio perché adombrato dalla grandezza delle gesta dell’indomito svedese. Avere l’intelligenza di cambiare modulo, organizzando una squadra sulle caratteristiche dei propri calciatori e metterli nelle condizioni di poter fare il massimo non è propriamente immediato, specialmente se questo implica scelte coraggiose come lasciare la fascia sinistra quasi sempre sguarnita in fase difensiva. Sì perchè Theo Hernandez è sicuramente una delle più grandi sorprese del Milan, un treno immarcabile con tanta gamba, tanto coraggio e specialmente propensione al gol, però le sue continue sgroppate e sovrapposizioni lasciano quasi sempre il Milan in inferiorità numerica in fase difensiva. Ecco allora l’idea di passare da un 4-3-3 in cui interpreti come Chalanoglu, Kessiè e Leao erano sacrificati, ad un 4-2-3-1 in cui ognuno ha la propria perfetta collocazione in campo. Se il terzino sale è il mediano della linea a 2 a coprire, l’altro ad andare al suo posto e creare coperture preventive. Il 4-2-3-1, infine ha finalmente dato giustizia a Chalanoglu, trequartista dalle ottime capacità tecniche, fino ad ora sempre relagato a ruoli marginali sulla fascia o come ala o come interno del centrocampo a 3. Così invece, più vicino alla porta, senza oneri difensivi troppi dispendiosi sta riducendo gli errori e punta dritto verso la porta: non è un caso che sia entrato in quasi tutti i gol segnati sono ad ora dal Milan.



Va anche sottolineata la perfetta azione della linea difensiva che è riuscita a sopperire anche alle carenze di quasi tutti i titolari, dimostrando che è l’organizzazione data dal mister a fare la differenza più degli interpreti. Kjaer e Gabbia, o Romagnoli e Musacchio, o una combinazione di questi non fa la differenza, per proprietà commutativa il risultato è sempre lo stesso: buona copertura, aggressività e ricerca della verticalità in fase di possesso. A questi accorgimenti tattici va anche affiancata l’idea coraggiosa di puntare su giocatori giovani affiancati da quei pochi esperti, utili alla causa per non perdere mai di vista l’obiettivo.

Così Pioli ha ridisegnato una squadra che sembrava essere allo sbaraglio, ma che ora corre più di tutti, segna più degli avversari e specialmente diverte...senza dimenticare una vittoria fuori casa nel derby che mancava da 10 anni contro la più accreditata Inter.

I tifosi del Milan possono gongolare e divertirsi.

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